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Metti che è una cena tra colleghi.
Metti che, come sempre, Rubens cucina. E voi mangiate.
Metti però che, questa volta, vi affidate alla ricetta di un grande chef.
Ma metti che lui, lo chef, quello grande, è talmente sensibile, ed intelligente, che la declina la sua ricetta. Per voi. Per le vostre bocche. E per le vostre mani.

Tagliatelline agli asparagi.

Non faccio in tempo ad arrivare che già mi fanno pelare-sbucciare-spellare.
Gli asparagi. Ovviamente.
Niente bilancia stasera.
Decidiamo di usare il buon senso.
Pensiamo sia la scelta giusta.
Forse…
Perché dopo il secondo bicchiere di Venica inizio a dubitare.
Io.
Ottimista nata.

Comunque.
Peliamo-sbucciamo-spelliamo. Dicevo.

Nel frattempo Rupens prepara i pomodori concassè.
Li sceglie rossi. Maturi. Ma sodi.
Li incide a croce.
E li getta nell’acqua bollente.
Pochi minuti.
Poi acqua e ghiaccio.
Toglie la buccia. La gelatina. E i semini.
Taglia quello che rimane, poco niente, a dadini.

Ed ora si dedica alla sua passione. Il guanciale. Umbro.
Che fa sciogliere, con poco olio evo e del rosmarino, in una padella dalle dimensioni importanti.

Prende poi un’altra pentola per far cuocere gli asparagi, puntine escluse, in abbondante acqua bollente.
5 minuti. E poi acqua e ghiaccio.
Di nuovo.
Per evitare l’ossidazione. Così si dice.

Riprende la padella dalle dimensioni importanti.
E ci gira e rigira gli asparagi per tre minuti.
Aggiunge le tagliatelline. Cotte pochissimo.
Perché è qui che devono stare.
Per proseguire la cottura. E per diventare un unicum con gli altri ingredienti.

Solo alla fine arriva la parte “tenera”.
I pomodori. E le puntine.
Gira velocemente.
Impiatta.
E serve.

Che bontà!

Metti che a te questo vino piace proprio tanto.
Metti che c’e’ una degustazione (di questo vino) guidata (molto bene) da Bernardo Pasquali.
Metti che si possono assaggiare diverse annate.
Metti che si tratta di una verticale importante.
E allora metti che ci vai. E di corsa.

Lugana, Azienda Agricola Provenza.

Provenza produce Lugana dal 1997.
Possiede 140 ettari. Tanti. Tantissimi.
Se si pensa che il totale è 980.
E’ una realtà importante. Con una missione altrettanto importante.
Quella di farci capire che il Lugana si migliora nel tempo. Che il Lugana è un vino da invecchiamento.
Anche grazie al terreno morenico.
E all’argilla che alza lo spessore del vino, donandogli corpo.
E allora basta con questa storia che bisogna berlo giovane.
Che proprio non se ne può più…
Per fare questo, negli ultimi anni, la proprietà collabora con Michel Rolland.
Che studia la zona. Cercando di capirla prima di interpretarla.
Anche perché l’uomo può fare tanto, turto quello che vuole, ma alla fine emerge il territorio.
Il trebbiano si porta molto dietro la sua terra.
Comunque via le barrique. Solo acciaio.
Rese per ettaro più basse.
Enologia rispettosa.
Vini contemporanei. Ma non di tendenza.

Oggi assaggiamo 7 annate.

2009
Frutta bianca, freschezza, fiori, esoticità, nota iodata (oliva in salamoia).

2007
Sapidità, salinità, rotondità.
Morbidezza. Calore.
Miele millefiori.
Grande.

2006
Sembra più giovane del 2007.
Tanti fiori.
Spezie. Cumino.
Il legno in bocca si sente. Più che al naso.
Rimane comunque molto elegante.

2005
Vino dalla struttura esile.
Più fresco che sapido.
Frutta bianca.
Componenti verdi, balsamico, eucalipto.
Nocciola leggermente tostata.
Qualche spigolosità che il tempo sicuramente sistemerà.

2004
Per gustare questo vino bisogna abbandonare la percezione del vino.
Quella che abbiamo.
Le l’idea di freschezza.
Il legno è molto percepibile.
Spezie. Cannella, cumino, carry.
Frutta tropicale. Ananas, papaya.
Elegante. Fresco. Morbido.

2003
Annata caratterizzata da un caldo torrido.
Frutta tostata. Albicocca appassita. Mallo di noce.
Stanco.

2001
Al naso note evolute.
Miele. Legno. Fieno. Pietra focaia. Balsamicità dolce. Freschezza del frutto.

1999
Elegante. Raffinato.
Da ricordare.

Azienda Agricola Provenza
Cascina Maiolo
Via Colli Storici
Desenzano del Garda BS
Tel. 030 9910006
info@provenza.net
www.provenzacantine.it

Metti che é una sera in cui la strada sembra lunghissima.
Metti che cerchi in tutti i modi di fartela passare.
Ma metti che proprio non ci riesci.
Metti all’ora che allunghi la mano per prendere l’iPad.
Metti che digiti ristorante+bolzano e ti esce un nome. Una sicurezza.

Ristorante Bellavista, Appiano.

La facciata di questo edificio, avvolta da vitigni meravigliosi e luci fioche, incanta.

Come incanta la proposta gastronomica.
Piatti semplici. Della tradizione.
Ma fatti bene.

Capriolo arrosto con cavoli rossi e saltarelli di patate.
Petto d’anatra al balsamico con cipolline glassate e patatine Dauphines.
Guance di vitello con puré di patate.
Manzo lesso con kren.
Wienerschnitzel.
Baccalà alla bolzanina.

Prima di decidere cosa mangiare ordino una bollicina locale.
Comitissa.
Super. In tutto.

Ed ora il cibo.
Tradizione. Tradizione. Tradizione.
Alla fine io mi faccio tentare da un piatto di salumi locali.
E da una magnifica tartare preparata al momento. Come piace a me.
Buonissima.

E si può forse concludere un pasto (in questa zona ma anche altrove) senza una buona fetta di strudel?
Certo che no.
E allora che strudel sia.

Gusti pieni. tondi. Decisi. E lunghi.
Ristorante tra il rustico ed il raffinato.
Con qualche scivolatina, tipo il pancarrè, che però si dimentica velocemente grazie alla qualità eccezionale della materia prima.

Ristorante Marklhof Bellavista
via Belvedere 14, Cornaiano Appiano BZ

Metti che ti sei presa del tempo.
E dei giorni di vacanza.
Perché metti che in queste ultime settimane sono successe tante cose.
Metti che la felicità é nell’aria.
E metti che quest’aria ti ricorda che tra poco, pochissimo, sarà Pasqua.
Metti allora che bisogna andare di colomba.

Pasticceria Perbellini, Isola Rizza.

Per chi, come me, é di Verona, Perbellini é un’istituzione.
Questa pasticceria nasce alla fine dell’800, con la creazione dell’Offella d’Oro.
E negli anni arricchisce l’offerta con prodotti straordinari, come la Millefoglie Strachin e il Dolce Dorato.
Mi piace il loro percorso. Mi piacciono i loro dolci. E mi piacciono le loro confezioni.

La apro come se fosse un regalo.
Vista l’atmosfera che si sta creando mi viene da pensare più a Natale che a Pasqua.

Seguo alla lettera il suggerimento di mettere la colomba in forno (caldo ma spento) per una decina di minuti.
Beh, se é vero che Pasqua profuma di Primavera,
questa colomba profuma di Pasqua.

Delicatissima.
Morbidissima.
Sofficissima.
Bellissima la sensazione in bocca.
Primavera all’ennesima potenza.
L’impasto ammalia.
Ma non invade.
Nonostante i tanti profumi.
Naso e bocca si fondono.
E la fanno diventare ancora più tonda.

Buonissima.
Sa di passato. Di tradizione. Di buono.

E allora vale la pena farsi un’altra fetta.

Perbellini
Via Muselle, 130
Isola Rizza VR
Tel. 045.7135352
www.perbellini.com
ristorante@perbellini.com

Metti che sei a Milano. Per un corso. Su come gestire i conflitti.
Metti che fuori nevica.
Metti che hai appena ricevuto un messaggio. Da lontano.
Metti che il messaggio ti porta lontano.
Ma metti che ti devi concentrare sul qui. Ed ora.
E allora metti che prendi un taxi. E raggiungi un ristorante.
Metti che di questo ristorante ne hanno parlato tutti.
E metti che tu è da Agosto che lo vuoi provare.
E metti che stasera è la sera giusta.

Ristorante Alice, Milano.

Arrivo di corsa.
Quasi non mi asciugo i capelli per non fare aspettare il mio ospite.
Ma lui fa aspettare me.
In un seminterrato.
Dove non c’è campo.
In un tavolino piccolo.
Appoggiato alla parete.
Eh già, ha proprio ragione mia madre.
Nessuno mai dovrebbe mangiare con un muro come compagno.

Però la rosa, questa rosa, migliora di molto la mia prima impressione.
E allora penso.
Tavolo semplice. Tavolo essenziale. Tavolo che lascia spazio al cibo. Tavolo che fa parlare i piatti.
E poi arriva lui. Il menú.
Ed un sorriso genuino compare.

E penso a lei. Penso ad Yvonne. Penso alla mia grandissima amica.
Questo dialogo sembra preso da una delle nostre chiacchierate.
Penso. Ed i nei occhi danzano nel seminterrato.
Mah…
E la curiosità sale.

Nel frattempo, finalmente, il mio ospite arriva.
Abbiamo voglia di parlare.
Non ci va di perdere tempo con il menù.
Così ci fidiamo di Viviana (anche perché siamo qui per lei) e scegliamo il suo percorso.

A vederlo lì, sulla carta, sembra tanto.
Forse troppo?
Intanto iniziamo.

Intanto iniziamo benissimo.
Che buono questo benvenuto.
Solo una cosa non capisco. Le patatine. Le trovo un po’ scipite.
Ma stasera non faccio testo.
Però ordino il vino.
E mi piace molto la carta.
Che, in una sezione, propone vini fatti da donne.
E qui cade la mia scelta.
Marisa Cuomo.
Per tanti motivi.
Ma anche per istinto.
Mi piacerebbe bere Furore. Ma è terminato.
Così ci facciamo bastare un Costa d’Amalfi.

Ed ora iniziamo.
Anche perché sono quasi le undici.
Tartare di Cernia rossa.
Entusiasmante.

E poi le orecchiette all’Astice.
Se sono buone!
C’è tutto il Sud qui dentro.
Ma senza esagerazioni.
Piatto indimenticabile.

E poi arriva la minestra. Marinata.
Io non la capisco.
Io non riesco a collocarla.
Il mio ospite nemmeno.
Però entrambi apprezziamo il coraggio di proporla.
Probabilmente già sapendo che in pochi la apprezzeranno.

Buono il bocconcino di Razza.

Buonissimo il carciofo.
Talmente buono che dimentico di fotografarlo.

Ah però, inizio a sentirm un pò appesantita.
E dire che sono una buona forchetta.
Spesso senza fondo.
Questi peró sono piatti pieni. Piatti sostanza.
E allora meno male che arriva del cibo freschezza.
Si chiama Eeetciù! Ed è un concentrato di vitamine.
Freschezza.
Bene.
Perché ora arriva Universo.
Sconvolgente.

E la piccola pasticceria.

Buono.
Molto.
Quasi tutto.
Un pò troppo.

Voglio tornare.
Niente menù degustazione la prossima volta.
Meno.
Per poter cogliere l’essenza.
Sperando pure in un servizio migliore.

Ristorante Alice
Via Adige, 9
Milano
Tel. 02 5462930
www.aliceristorante.it

Metti che un tuo collega, carinissimo, organizza una cena a Monaco per pochi eletti.
Metti che tu fai parte di questi pochi.
E metti che ti chiedi pure perché.
Metti però che non ti fai troppe domande.
Perché metti che passi il tuo tempo a crearti aspettative.
E fai bene.
Perché metti che il tuo collega che ora lavora nel marketing nasce come chef.

Shane’s Restaurant, Munchen.

Arrivo e neanche il tassista (tedesco) (e già qui…)
pensa di essere nel posto giusto.
Altro che ristorante super chic…
Qui sembra di stare in un bar poco raccomandabile.
Un’insegna rosso fuoco campeggia davanti all’ingresso.
Non so ne fare.
Ma, alla fine, la curiosità vince.
Entro, ok, lo ammetto, leggermente in ritardo…
Ma, meno male. Così almeno trovo i miei colleghi.
Li ad aspettarmi.
E realizzo di essere nel posto giusto.
Entro e l’atmosfera e’ davvero sorprendente.
Piccole bottigliette con dei piccoli fiori riempiono l’ambiente.

Anche se a vincere su tutto sono dei grandi bicchieri con dei grandi cocktail.
Ce ne sono davvero per tutti i gusti.
Decidiamo di provare i più strani.
Io mi limito ad uno.
Ma c’e’ chi si allarga molto di più.

Dopo aver chiacchierato non poco ci accompagnano nella saletta a noi riservata.
Carinissima.
Con un ritorno all’insegna rossa dell’ingresso.

Gruppo misto.
Italia. Francia. Germania. UK.
Ma il pane mette d’accordo tutti.

Scegliamo un menú degustazione. Lo stesso. Per tutti.
E vini delle nazioni presenti.
UK esclusa.
Con lei, magari, ci giochiamo il jolly finale.
Quello del whisky.

Sarà il cibo

Sarà il vino

Sarà il mix di lingue
Sarà…
Io ad un certo punto mi perdo.
E non so più cosa sto mangiando.

Anche se e’ tutto così buono, fresco, delicato.
Decisamente internazionale.
E bravo Rupert che mi hai fatto scoprire un giardino segreto in mezzo ad una foresta.

Shane’s Restaurant
Geyerstraße 52
München
Tel: 0049 089 74 64 68 20
info@shanesrestaurant.de

Metti che è una serata come tante.
Metti che sei pure un po’ stanca.
Metti che te ne staresti volentieri da sola. Per ricaricarti.
Metti però che non puoi.
Metti che hai una cena. Di lavoro.
Metti allora che ti fai una doccia e via andare.

All’Antico Ristoro dì Cambi, Firenze.

Questo locale è per me un porto sicuro.
L’ambiente è accogliente.

La carne ottima.

I salumi indimenticabili.

E i ragazzi simpaticissimi.

Quindi…
Fiorentina.
Per tutti.
Ottima.

Ed i carciofi fritti.
Che bontà!

Arrivati al dolce,beh, scivoliamo.
Loro nel propormelo.
Ed io nello sceglierlo.

Grazioso il caffè servito così.

Anche se mi ricorda un po’ il campeggio…

All’antico Ristoro dì Cambi
Via S. Onofrio 1r Firenze
tel. 055 217134
http://www.anticoristorodicambi.it/

La mia piadina

Metti che oggi e’ San Valentino.
Metti che tu non ami questa festa.
Pero’ metti che quando arriva un mezzo sorriso ti viene.
Perché metti che oggi FORSE MAGARI si amano tutti un po’ di più.
Metti pero’ che voi siete anche più lontani del solito.
Metti che lui e’ giu. E tu su. Ancora più su.
Perché metti che stai volando in direzione Edimburgo.
Metti pero’ che lo pensi. (come se fosse una novita’…)
Metti che vi mandate un sms. CI SEI dici tu a lui. CI SEI dice lui a te.
Ok, metti che adesso parti con il cuore pieno.
E metti che durante il volo fantastichi e pensi a come sarebbe stato stare con lui oggi.
Metti che pensi pure a cosa gli avresti preparato.

La mia piadina.

Partendo dal presupposto che lui cucina benissimo ed io, si… Va beh… Insomma… Non così bene…
Partendo dal presupposto, dicevo, che lui cucina benissimo e che quando stiamo insieme preferisco focalizzarmi su di lui e non sui fornelli…
Beh, ecco…
Partendo da questi presupposti quando mi viene a trovare gli propongo (sempre) la piadina.
Perché e’ facile, veloce e di successo assicurato.
Nei mesi pero’ mi sono migliorata sempre di più, modificando la tecnica di cottura e scovando l’abbinamento perfetto.
Partiamo.
Prendi 4 piadine di quelli piccole e sottili.
C’e’ un marchio che vince su tutti.
Senza fare tanta pubblicità ha una confezione semitrasparente ed e’ stato eletto Prodotto dell’anno.
Scaldale in una padella antiaderente rovente.
1 minuto per lato.
Devono fare la crosticina.
Farciscine 2 con della misticanza, delle fette abbastanza spesse di foie gras (non si deve sciogliere) e qualche goccia di aceto balsamico di Modena (quello vero, quello tradizionale, non le salsine fasulle).
Richiudile con le altre 2 piadine.
E adesso se vuoi strafare ricavane 2 cuori.
Di certo un po’ kitsch ma sicuramente molto adatto per la serata.
Innaffia il tutto con dell’ottimo champagne.
Ed il gioco e’ fatto.

Metti che un giorno ricevi una bottiglia da una persona speciale.
Metti che questa persona speciale per portartela usa un sacchettino di carta.
E metti su quel sacchettino ci scrive.
Metti che scrive molto…
E bene.

Non amo le banalità, i biglietti di ringraziamento bianchi ed anonimi, gli scritti senza senso, i “grigi” e (perchè no?) vini banali.
Sarebe stato facile ringraziarti con un vino eccezionale ma banale.
Ho pescato dalla mia riserva una bottiglia poco conosciuta ma speciale.
Un vino che racchiude il sapore di una terra unica

Is Argiolas Vermentino di Sardegna 2010 Argiolas

E’ un vermentino.
In purezza.
Si vede. E si sente.
E meno male.
Vino poesia.
Non solo alla vista. Al naso. In bocca.
Questo vino è un vino poesia ancora prima di diventare vino.
L’uva viene raccolta a mano. Durante le prime ore del mattino.
E pressata in modo soffice.  Per ottenere il mosto fiore. Il meglio.
E solo lieviti autoctoni.
Ed un riposo sulle fecce di 40 giorni.

Giallo paglierino. Con qualche leggero riflesso verdognolo.
Al naso intenso (molto), complesso (pure), fine.
Tanta frutta gialla. Tanta nocciola. Tanto burro.
Molto equilibrato in bocca.
Chiude con un bel finale.

Aveva ragione il mio amico.
Vino speciale.
Vino che racchiude il sapore di una terra unica.

www.argiolas.it

Metti che hai trovato un prodotto che ti entusiasma. Alquanto.
E allora metti che non lo puoi tenere per te.
Metti che lo vuoi condividere.

I Cantucci di Prato Sforna e Gusta.

Il bello di questo prodotto è che è sano.
Niente parti grasse aggiunte, niente conservanti, niente coloranti, niente additivi chimici.
Niente di niente.
Solo farina 00, mandorle, zucchero semolato, uova, miele millefiori, lievito vanigliato e aroma d’arancio.
Il belo di questo prodotto è che è sano.
E “fresco di forno”.
Nel senso che si toglie il prodotto dalla confezione (2 “filoncini” per un totale di 280 grammi)
si scalda in microonde per 30 secondi a 600 W o in forno per 5 minuti a 150 gradi
(io opto per la tradizione)

e si taglia con un coltello da pane

in fettine da 2-3 centimetri.


Inutile dire che qui il Vin Santo ci va a nozze.

Desideri & Figli
Via Livornese di Sotto, 26
Chiesina Uzzanese PT
Tel. 0572 1900897
info@cialdedesideri.it
www.cialdedesideri.it

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